Pieve di Cadore: Pochi ricambi per lo sci italiano!!!

Perché l’Italia ha pochi sciatori delle ultime generazioni.
Mentre l’Olimpiade di Milano- Cortina 2026 si è chiusa con risultati ottimali per lo sport
italiano, si è chiusa ieri con un commento negativo la parte dell’Olimpiade di Cortina
relativa allo Sci Alpino che attualmente non offre un ricambio generazionale alle
campionesse e agli sciatori che pur avendo ottenuto risultati eccezionali, praticamente
non hanno i loro eredi. Gli atleti attuali non hanno ricambi in grado di affrontare le sfide

per i prossimi Campionati del Mondo e per i giochi Olimpici del futuro. Il tema-
strettamente limitato ai risultati dello sci giovanile italiano e alle prospettive futuro è

stato illustrato e discusso nelle tavole rotonde dirette da Jacobelli – conclusive dopo lo
slalom speciale femminile e maschile conclusive del programma olimpico. Il quesito sul
tavolo é stato: Quale sarà il futuro dello sci italiano (maschile e femminile) considerando
il numero esiguo di nuovi giovani atleti degli sport della neve e del ghiaccio delle nuove
generazioni? Negli ultimi decenni il numero di giovani che praticano sci in Italia è diminuito
sensibilmente. Le cause sono diverse e si intrecciano tra loro, creando un quadro complesso
che va oltre il semplice “mancato interesse”. Quali sono o potrebbero essere? Innanzitutto i
costi sempre più alti. Sciare, infatti, è uno degli sport più costosi in assoluto. Attrezzatura,
skipass, corsi, trasporti e alloggi rappresentano una spesa che molte famiglie non possono
sostenere. Con l’aumento dei prezzi e la crisi economica, lo sci è diventato uno sport sempre
più elitario. Inoltre le stagioni invernali sono più brevi e meno nevose. Molte località devono ricorrere
alla neve artificiale, con costi elevati e piste spesso meno attraenti. Questo rende lo sci meno accessibile e
meno affascinante per i giovani. Conseguentemente le famiglie fanno meno sport in montagna
ed anche la scuola si adegua. Fino a 5-6 anni fa molte scuole organizzavano settimane
bianche o giornate sulla neve. Oggi queste iniziative sono rare per motivi economici, burocratici
e di sicurezza. Conseguentemente senza un primo contatto scolastico, molti ragazzi non
scoprono mai lo sci. Un docente di educazione fisica nelle scuole cadorine che ha insegnato
tutta la vita nelle scuole medie inferiori e superiori sostiene che nemmeno nelle località
dolomitiche le famiglie hanno il denaro sufficiente per insegnare lo sci ai figli. Inoltre le distanze
degli isituti scolastici e delle famiglie dalle piste e dagli stadi comporta una perdita importante di
ore necessarie allo studio e spesso l’abbandono dell’attività sportiva. Oltre a ciò oggi c’è la
concorrenza di altri sport e stili di vita. Le nuove generazioni hanno a disposizione molte più attività
rispetto al passato: sport urbani, palestre, danza, videogiochi, social network. Lo sci richiede tempo,
spostamenti e impegno: non sempre è compatibile con la vita quotidiana dei ragazzi. Inoltre ci sono meno
campioni di riferimento. Negli anni ’80 e ’90 l’Italia aveva figure carismatiche come Tomba,
Compagnoni, Kostner, che accendevano l’immaginazione dei giovani. Oggi il movimento azzurro è meno
mediatico, e questo riduce l’effetto “modello”. Molte piccole stazioni sciistiche hanno chiuso o faticano a
sopravvivere. Meno impianti significa meno opportunità per i giovani di avvicinarsi allo sci in modo
semplice e vicino a casa. In sintesi, l’Italia ha oggi meno sciatori giovani perché lo sci è diventato più
costoso, meno accessibile e meno presente nella vita quotidiana dei ragazzi. A questo si aggiungono i
cambiamenti climatici, la riduzione delle iniziative scolastiche e la mancanza di figure sportive capaci di
ispirare le nuove generazioni. VITTORE DORO