Venezia: Manifatturiero Veneto, nonostante i dazi ordinativi in recupero!!!

In risposta alla crisi dell’ordine globale servono iniziative politiche a livello europeo che favoriscano gli
investimenti delle imprese e le loro strategie di diversificazione. Fondamentali, in questa cornice, gli
strumenti formativi, finanziari, di accompagnamento che il sistema camerale regionale mette a

disposizione per la crescita dei sistemi economici locali

La dichiarazione del Presidente
di Unioncamere Veneto – ANTONIO SANTOCONO
Dopo una lunga serie di semestri negativi o di stallo, la manifattura veneta conferma una debole
ma positiva inversione di tendenza, avviata nel terzo trimestre 2025, sia sul fronte della
produzione che su quello del fatturato.
La variazione tendenziale della produzione nel quarto trimestre risulta del +1,7%, cui fa da
corollario un incremento del grado di utilizzo degli impianti (dal 70,5% di metà anno all’attuale
al 72,2%).
Analoga dinamica riguarda il fatturato: negativo nei primi sei mesi del 2025, positivo nella
seconda metà, con una lieve tendenza al rafforzamento (dal +1,7% al +2,1%), sempre su base
tendenziale annua.
E soprattutto, gli ordinativi esteri recuperano nonostante i dazi e nonostante il perdurare di uno
scenario globale estremamente complesso e di incertezza generalizzata. Dopo una fase di
“calma piatta” nei primi nove mesi dell’anno, nel quarto trimestre 2025 si registra un
significativo rafforzamento degli ordini esteri (+3,9% la variazione tendenziale) in netta
discontinuità con il recente passato. Ne beneficia soprattutto l’industria dei macchinari, molto
probabilmente al traino degli impulsi positivi della politica fiscale tedesca,
Torna ad allungarsi, anche in modo significativo, l’orizzonte di produzione assicurato dal
portafoglio ordini, che a fine anno si consolida attorno ai 58 giorni, contro i 52 di inizio anno.
Nelle previsioni per i primi tre mesi del 2026, poi, emerge un sentiment degli imprenditori
decisamente migliore rispetto alle preoccupazioni raccolte a metà 2025.
Questi sono i segnali positivi. Ma in una situazione in cui si può leggere la sovversione dell’ordine
mondiale così come lo abbiamo conosciuto, e in virtù del ruolo di supporto, orientamento e
indirizzo che ha il sistema camerale ha nei confronti delle imprese, abbiamo avvertito l’esigenza
di leggere più a fondo della semplice dinamica congiunturale, andando a guardare quale
impatto reale hanno avuto i dazi, quali sono i volumi potenziali in gioco sul fronte della
diversificazione dei mercati di sbocco con gli accordi di libero scambio con Mercosur e India e
con quali strategie e strumenti stanno reagendo le imprese.

Lo abbiamo fatto insieme ad autorevoli esperti delle nostre Università Ca’ Foscari Venezia e
Padova. E qui sono emerse delle letture interessanti.
Da un lato, un quadro piuttosto eterogeneo dell’impatto dei dazi, con effetti diretti e indiretti
diversificati anche per classe dimensionale delle imprese interessate e per legami produttivi e
commerciali.
Dall’altro una notevole progressione degli investimenti in tecnologie digitali da parte delle
imprese manifatturiere venete, con il tema dell’Intelligenza Artificiale che diventa prioritario per
oltre un terzo delle aziende interpellate.
Le imprese manifatturiere venete sembrano aver capito che l'efficienza di processo passa anche
per un ripensamento dei modelli di business e per la capacità di elaborare velocemente le
informazioni con un approccio più adattivo rispetto all’imprevedibilità degli scenari.
In conclusione, penso che con questa analisi così articolata, ricca ed esaustiva Unioncamere del
Veneto e il sistema camerale regionale danno concretezza e valore aggiunto alla propria mission
di supportare la crescita dei sistemi economici locali, specialmente di aziende di piccola e media
dimensione, grazie ai diversi strumenti – formativi, finanziari, di accompagnamento – che
mettiamo a disposizione di tutte le imprese.

La dichiarazione del Presidente
della Camera di Commercio di Treviso-Belluno | Dolomiti – MARIO POZZA
Anche per il manifatturiero trevigiano la variazione tendenziale della produzione è positiva
(+2,0%) segnando una svolta rispetto alla prima parte dell’anno. Torna in crescita anche la
raccolta ordini, ma in modo lieve: sia per gli ordinativi interni che per quelli esteri la variazione su
base annua si ferma al +1,3%.
Su questo dato incidono due tendenze opposte: da un lato il recupero dei macchinari industriali,
dall’altra l’andamento negativo del settore legno-arredo il cui export, nei primi nove mesi, ha
accusato una flessione del -5,5% che sale al -10,4% se guardiamo alle vendite negli USA (a
proposito di impatto di dazi). Per questo settore anche nell’ultimo scorcio d’anno non si
avvertono forti segnali di ripresa: l’incremento su base tendenziale della raccolta ordini
dall’estero si ferma al +0,4%.
Nelle previsioni per i primi tre mesi del 2026 si attenuano le inquietudini rilevate a giugno: su
tutti gli indicatori (produzione, fatturato, domanda interna ed estera) risalgono i giudizi
“ottimistici” con speculare calo di quelli “pessimistici”. Ma non scompare la consapevolezza di
quanto restino complessi e incerti gli scenari, considerato che sulla domanda estera quasi 1
imprenditore su 2 ritiene più plausibile uno scenario di stazionarietà.

Il manifatturiero bellunese torna a vedere in crescita la produzione dopo otto trimestri
consecutivi di flessione e due di stagnazione: indicatore che traina al rialzo anche il grado di
utilizzo degli impianti: ora al 71,4% quando nei tre trimestri precedenti era scesa anche al 65%,
lasciando intendere in modo chiaro che un terzo della capacità produttiva del territorio risultava
inespresso.
Il recupero del fatturato è a doppia velocità: bene il fatturato estero, la cui variazione
tendenziale si attesta al +3,3%. Ancora al palo il fatturato totale (+0,3%). Il recupero del
fatturato estero bellunese è sostenuto, in particolare, dalle aziende di maggiori dimensioni
(sopra i 50 addetti) operanti nella metalmeccanica (“filiera del freddo”). Ne abbiamo prova
anche attraverso i dati ISTAT sull’export che, ancora a settembre, certificavano un incremento
del +14% sulle vendite all’estero di macchinari industriali made in Belluno.
Nell’occhialeria, invece, la situazione pare più controversa. il recupero del fatturato estero è di
minore intensità, mentre il fatturato totale risulta in forte calo nel segmento delle piccole
imprese, a riprova di una certa sofferenza della filiera territoriale dell’occhialeria. Ancora ai primi
nove mesi dell’anno i dati sul commercio estero evidenziavano una flessione dell’export
dell’occhialeria verso gli USA del 40% (-277 milioni di euro rispetto ai volumi esportati l’anno
prima).
Nel quarto trimestre si registra però un interessante recupero della raccolta ordini dall’estero
(+6,2%), soprattutto grazie alla metalmeccanica. Sulle prospettive per i primi tre mesi del 2026,
sentiment decisamente migliorato rispetto a giugno, ma prevale un clima di attendismo,
soprattutto sulla tenuta della domanda.
Su questa incertezza attorno alla domanda si innestano i nostri ulteriori approfondimenti. Quello
sull’ impatto dei dazi ci ha permesso di capire che sono esposte al rischio dazi non solo le
imprese direttamente esportatrici negli USA, ma anche quelle che non lo sono, ma che ne
ricevono gli effetti attraverso le catene del valore globale nel quale sono inserite. Sono
soprattutto imprese operanti nei beni intermedi: della meccanica ma anche del legno arredo.
Diverse imprese hanno la forza e la capacità di mettere in atto strategie di aggiustamento,
soprattutto in termini di diversificazione dei mercati di sbocco. Ma i dati ci mostrano anche che
una quota parte di imprese, pur risentendo di effetti negativi dai dazi, non cambia strategia: un
target tutto da capire, se solo attendista (sperando che si tratti di uno shock temporaneo e non
sistemico) e se invece non fa nulla perché non ha gli strumenti per reagire e ha bisogno di aiuto.
Qui si innesta la necessità di non temporeggiare più sugli Accordi di Libero Scambio sottoscritti
dall’Ue con i Paesi dell’area Mercosur e con l’India, che possono facilitare la diversificazione dei
mercati. Condivido in toto gli avvertimenti di Draghi: in questo ordine globale destabilizzato è
davvero fondamentale decidere se, come europei, vogliamo restare solo un mercato soggetto
alle priorità di altri, o se invece vogliamo scrivere noi la nostra agenda. Io credo che questi
Accordi vadano in questa direzione, che debbano essere rimosse le riserve, che fanno soltanto
male alla nostra economia.

Questi Accordi si innestano su volumi di interscambio molto interessanti: nel 2024 l’export
veneto verso il Mercosur valeva oltre 740 milioni di euro, e l’import superava gli 880 milioni di
euro. Verso l’India, nello stesso anno, il Veneto ha esportato beni per oltre 650 milioni di euro,
con un import di quasi 760 milioni di euro.
Ma ritengo che questi numeri siano solo il punto di partenza: non solo per aumentare
l’interscambio ma anche per sviluppare partenariati industriali, anche legati al tema degli
approvvigionamenti strategici. Se finora abbiamo subito passivamente la geopolitica, ora è
tempo di cambiare la scala delle nostre reazioni e decisioni. In questa cornice poi il sistema
camerale è ben temprato per mettere a terra tutte le misure del caso, per accompagnare le
imprese in questo mondo, che non è più quello di ieri.

______________________

Materiali in cartellina stampa:
 Report generale sull’andamento del manifatturiero veneto, trevigiano e bellunese nel
quarto trimestre 2026 (a cura del Centro Studi Unioncamere del Veneto in collaborazione
con l’Ufficio studi e statistica della CCIAA di Treviso);
 Survey sull’impatto dei dazi nel manifatturiero veneto (a cura del Centro Studi
Unioncamere del Veneto in collaborazione con il Dipartimento di Economia, Università
Ca’ Foscari Venezia);
 Survey sul tasso di adozione delle tecnologie digitali nel manifatturiero veneto. (Report
prodotto nell’ambito del progetto “Trasformazione digitale e sostenibile delle PMI Venete
– PID Veneto” con il coordinamento scientifico dell’Università degli