Vivere nei piccoli paesi di montagna è molto differente che nelle città

Vivere nei piccoli paesi di montagna è molto differente che nelle città e per questo la popolazione delle Dolomiti cadorine e non ha molto apprezzato la presa di posizione in Consiglio Provinciale della sindaca di Pieve di Cadore Dolomitibus recentemente, tra l’altro aumentando il costo delle corse anche per le località dove queste corse non ci sono da almeno una decine di anni,, oppresse da amministratori che vivevano in città o in paesi, dove c’erano tutti i servi, non in località dove non esiste nemmeno la cassetta della posta.
Ecco l’intervento della sindaca Manushi:
Sindi Manushi, sindaca di Pieve di Cadore e consigliera provinciale di Futura, critica duramente il recente aumento delle tariffe attuato da Dolomitibus. La sindaca denuncia che i cittadini si trovano a «pagare di più per avere sempre meno servizi», nonostante l’azienda generi utili milionari.
Manushi lamenta che la politica continua ad approvare passivamente le decisioni di Dolomitibus invece di metterla alle strette. Sostiene che i piani di trasporto debbano essere concordati con le istituzioni e non “calati dall’alto”.
Definendo “lodevole” l’intenzione di Palazzo Piloni di ammortizzare i rincari, evidenzia un problema di fondo: si stanno usando 351.000 euro di denaro pubblico solo per coprire i costi e garantire ulteriori introiti alla società, anziché destinare tali fondi a nuovi progetti o corse speciali del TPL (es. cita come termine di paragone Trillo in Cadore, che costa 90.000 euro).
Critica gli ex consiglieri Bortoluzzi e Calligaro, accusandoli di prendersela con la Provincia anziché con Dolomitibus (il cui presidente e membri del CdA sono stati designati da Fratelli d’Italia), alimentando spaccature nel centrodestra.
Per Manushi il trend non cambierà finché l’azienda non tornerà a essere controllata dai cittadini. Propone quindi che la Provincia riacquisti la maggioranza delle quote societarie di Dolomitibus per garantire un servizio pubblico orientato ai bisogni della comunità e non al profitto”.
VITTORE DORO