Pieve di Cadore: Scout a Pieve di Cadore

In queste settimane, nelle quali né i genitori, né la scuola
sanno come muoversi per fermare l’ondata di problemi che sta coinvolgendo e travolgendo
il mondo giovanile dal momento d’ingresso nella società o meglio della Comunità della parte
più giovane della popolazione e delle loro famiglie. Non è una novità, ma la conseguenza di
una educazione non adatta al periodo che l’Italia sta vivendo da alcuni decenni. Il paese di
Nebbiù, frazione del Comune di Pieve di Cadore, nella seconda metà del secolo scorso (dal
1955 in poi) ha realizzato un esperimento educativo nato con la nascita della Parrocchia di
San Bartolomeo Apostolo ad opera del sacerdote don Eugenio Sorio, arrivato in paese con
la morte del vecchio curato (don Eusebio Bertagnin) che aveva ereditato una comunità con i
problemi civili ed educativi conseguenti alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Problemi
conseguenti alla contrapposizione- anche tra i ragazzi delle scuole elementari (la scuola
media non era ancora nata)– dell’occupazione tedesca , Guerra di Liberazione e rientro dei
reduci dai vari territori di guerra (prigionia, internamento e partecipazione) agli eventi del
periodo descrito molto bene dallo scrittore Guareschi della non <guerra e non pace>. Il
sacerdote volendo pacificare il paese e raggruppare quella parte con tanti figli e con grandi
problemi alimentari -mancava il cibo – e comportamentali, giravano armati- prendendo lo
spunto dalla sua conoscenza dello scoutismo, contattò la struttura scoutistica risorto dalle
ceneri del fascismo e contattate le famiglie riunì quelle collaborative dando vita al primo
nucleo iniziando l’attività prima solo di amicizia e poi, scoutistica: prima con i soli maschi e
successivamente anche con le ragazze. La fatica non fu inutile, anzi: nel giro di pochi anni
la vita nel paese cambiò e molte famiglie risposero, creando una comunità coesa ed
eliminando molti problemi sociali ad iniziare dal linguaggio. Oggi quel primo nucleo non c’è
più, anno conservato la struttura educativa e di generosità di quel periodo. L’esperimento
che allora servì per portare la nuova vita nelle Dolomiti grazie allo scoutismo potrebbe
portarla anche nelle <nuove città> provocando l’abbandono degli smart phone. L’esperienza
educativa scout nel riparto Pieve di Cadore 1 degli anni 55-70, si fonda principalmente sulla
formazione del carattere e sulla crescita integrale della personalità dei ragazzi. .Lo
scautismo, infatti, non mira a riempire semplicemente la mente di nozioni, bensì a
sviluppare un carattere forte e autentico, che sia capace di libertà e responsabilità.
L’educazione sociale è centrale, con l’obiettivo di formare individui ricchi di risorse morali,
capaci di dare alla società quanto è nelle loro possibilità. Il percorso educativo tiene conto
della dimensione della libertà e della democrazia, puntando a far emergere la buona volontà
e le forze buone presenti in ogni ragazzo, stimolando in lui fiducia e autonomia. Gli ideali
scout, quali espressi dalla Legge Scout e dalla Promessa, guidano concretamente la
crescita personale e sociale e si sviluppano attraverso attività pratiche e una metodologia
attiva: il metodo educativo si basa su attività concrete e pratiche che coinvolgono il corpo, la
mente e lo spirito, favorendo un apprendimento attivo e integrato. Le principali attività
comprendono: abilità manuali e tecniche dove l’apprendimento è vissuto attraverso il fare,
come costruire, cucinare, orientarsi, e svolgere lavori manuali, che stimolano creatività,
precisione e senso di responsabilità; inoltre attività fisica e saluteperchè lo scautismo punta
allo sviluppo armonico del corpo, evitando la competizione agonistica e privilegiando
esercizi ludici e sfide stimolanti, come attraversamenti e giochi nella natura.Altro settore
fondamentale è il contatto con la natura, considerata un laboratorio educativo
fondamentale, che offre stimoli per l’osservazione, la scoperta, il rispetto ambientale e la
crescita interiore con il gioco come stimolo perchè visto come una forma seria e naturale di
apprendimento, che promuove socializzazione, disciplina, solidarietà e rispetto delle regole.
Infine lo sviluppo della persona attraverso la progressione personale articolata attraverso le
attività in tappe di scoperta, competenza e responsabilità, adattate all’età e alle esigenze
specifiche dei ragazzi, favorendo una crescita graduale e una coeducazione e il <Rispetto
delle Differenze>. Nel Pieve di Cadore l’esperienza scout integra la coeducazione, intesa
non come annullamento delle differenze di genere, ma come valorizzazione della
complementarità tra maschi e femmine attraverso esperienze educative motivate e
rispettose: le attività sono organizzate tenendo conto delle diverse esigenze psicologiche e
sociali di ragazzi e ragazze; alternando momenti in comune e momenti separati per meglio
rispondere ai bisogni specifici, dove il ruolo degli educatori adulti è fondamentale per
cogliere queste diversità e offrire programmi equilibrati, senza forzature e il rispetto per

l’identità personale e sessuale come parte integrante del percorso educativo, in cui la
sessualità viene riconosciuta come dono e responsabilità. E’ fondamentale il ruolo del Capo
Educatore: il capo è una figura chiave nella metodologia scout, con un ruolo completamente
diverso da quello del maestro tradizionale. Egli è un modello di riferimento, un esempio vivo
che vive lo spirito scout e mantiene un atteggiamento di fratellanza e rispetto verso i
ragazzi; condivide esperienze concrete con i ragazzi e si pone in empatia con il loro mondo
e le loro esigenze; promuove l’autonomia e la responsabilità favorendo la libertà di
espressione e l’autoeducazione; ascolta e comprende i bisogni individuali, stimolando ogni
ragazzo a sviluppare le proprie capacità e abilità. Infine gestisce la vita di gruppo
moderando conflitti e facilitando la collaborazione e il senso di comunità collaborando con
l’assistente ecclesiastico quando c’è, pur mantenendo chiari i ruoli e la leadership educativa.
Il capo si impegna a non essere autoritario, ma a ispirare rispetto attraverso la propria
competenza e umanità, preparando i ragazzi ad affrontare la vita in modo autonomo e
responsabile valorizzando i valori fondamentali dello scoutismo. Il percorso scout nel Pieve
di Cadore si fondò su una serie di valori che costituiscono un sistema unitario e integrale di
educazione: dalla fiducia reciproca: nel ragazzo, nelle sue capacità e responsabilità, quale
base per una pedagogia positiva; alla buona volontà e impegno personale vista come
motore per la formazione del carattere e della personalità. Importanti il servizio al prossimo:
lo spirito di solidarietà e aiuto disinteressato è essenziale e coltivato fin dalla giovane età; il
rispetto della natura e della vita: sia come ambiente fisico che come valore etico; il gioco e
allegria componenti indispensabili per la felicità e la crescita equilibrata; la lealtà, onore e
disciplina: interpretate come principi guida interiorizzati e non imposti rigidamente. Infine:
spiritualità e religiosità: vissute come forza interiore e dialogo con Dio che accompagna il
cammino di crescita e autoeducazione e responsabilità sociale: il sistema di squadriglie e la
vita di gruppo favoriscono la maturazione personale e l’esperienza democratica.
Concludendo: l’esperienza educativa scout in Pieve di Cadore interpreta fedelmente e con
attualità il metodo originario di Baden-Powell, offrendo ai giovani una formazione completa
basata su carattere, praticità, gioco, natura, valori e relazioni umane autentiche. La
responsabilità affidata al capo, il rispetto delle individualità, la coeducazione equilibrata e
l’attenzione alle dimensioni fisica, morale, intellettuale e sociale costruiscono un modello
educativo efficace e duraturo, capace di accompagnare il ragazzo verso una vita adulta.

Doro Vittore