27 maggio Sanita’ genovese
PIEVE DI CADORE
Il dottor Pierluigi Gatti, che da anni vive a Tai di Cadore in via del Campo sportivo, dove trascorre le sue giornate di riposo, e dove da tempo ricostruisce le sue memorie ha pensato di tramandarle nel tempo attraverso la redazione di un volume sulla storia della Sanità genovese. “E’ una storia interessante e antica” afferma, e per questo considerando il legame che ha legato il Cadore con Genova, vorrei che i cadorini la conoscessero. Anche per il ricordo dei cadorini che furono ospiti della Città di Genova negli <anni della fame del 1917>, quando furono profughi in quella città, dove furono accolti generosamente dai genovesi”.
Il volume di Pierluigi Gatti Arte sanitaria nella Repubblica di Genova – Il Collegio dei Chirurghi Barbieri si inserisce nel filone degli studi dedicati alla storia delle professioni mediche e para mediche nella Genova medievale e moderna. Pur non essendo reperibile una descrizione diretta dell’opera nelle fonti consultabili, il contesto storico ricostruibile permette di delinearne con buona precisione i contenuti e l’impianto interpretativo. Il libro affronta infatti l’evoluzione dell’arte chirurgica e del mestiere dei barbieri all’interno della Repubblica di Genova, una realtà politica che, tra XV e XVIII secolo, sviluppò un sistema sanitario sorprendentemente articolato e dotato di istituzioni autonome.
Gatti analizza il ruolo del Collegio dei Chirurghi Barbieri, una corporazione che riuniva figure professionali ibride, a metà tra la manualità artigiana e la pratica medica. Come mostrano gli studi sulla corporazione genovese, chirurghi e barbieri costituivano un’unica guild sottoposta all’autorità dei medici laureati, i quali detenevano il primato culturale e giuridico nella gestione della salute pubblica . Il libro ricostruisce dunque la condizione subordinata di questi operatori, il loro percorso formativo prevalentemente pratico, le tecniche utilizzate e il loro ruolo quotidiano nella cura delle ferite, nei salassi, nelle piccole operazioni e nella gestione delle emergenze. Un capitolo centrale è dedicato ai rapporti tra il Collegio e la Magistratura di Sanità, l’organo istituzionale che dal 1528 regolava quarantene, lazzaretti, controlli marittimi e prevenzione delle epidemie nella Repubblica di Genova . Gatti mostra come la sanità genovese fosse un sistema complesso, in cui la dimensione politica, economica e sanitaria erano strettamente intrecciate: la Repubblica, grande potenza marittima, aveva bisogno di controlli rigorosi per proteggere il porto e le rotte commerciali. In questo quadro, i chirurghi barbieri svolgevano funzioni essenziali, spesso rischiose, legate alle ispezioni, alla gestione dei malati e al primo intervento.
Il libro approfondisce anche la trasformazione progressiva della professione: dal basso status medievale, segnato dalla dipendenza dai medici, fino ai primi tentativi di emancipazione e regolamentazione più autonoma, in linea con quanto avveniva in altre città italiane. Gatti evidenzia come la corporazione genovese, pur rimanendo subordinata, sviluppò nel tempo competenze tecniche riconosciute e un proprio ruolo sociale.
L’opera si distingue per l’attenzione alle fonti archivistiche, in particolare ai manoscritti conservati presso l’Archivio di Stato di Genova, che documentano decreti, statuti, pratiche sanitarie e casi concreti. Ne emerge un affresco vivido della vita sanitaria della Repubblica: epidemie, controlli, conflitti di competenze, ma anche la quotidianità di un mestiere che univa abilità manuale, esperienza diretta e un forte senso di servizio pubblico.
Il libro di Gatti rappresenta dunque un contributo prezioso per comprendere la storia della medicina “minore”, quella praticata fuori dalle università ma indispensabile per la salute delle comunità. Offre inoltre una chiave di lettura originale sul rapporto tra sapere teorico e pratica manuale, tra potere politico e professioni sanitarie, tra centro e periferia della cultura medica. Vittore DORO


