Attacco alla Natura incontro a Tai di Cadore

 21 settembre Attacco alla Natura incontro a tai

PIEVE DI CADORE

Si è svolto Venerdì 18 settembre, nella sala di Tai di Cadore, l’incontro pubblico dedicato al tema dell’attacco alla natura, promosso dalla LIPU in collaborazione con il Comune di Pieve di Cadore. L’appuntamento ha richiamato numerosi cittadini, segno di un interesse crescente verso le trasformazioni ambientali che stanno coinvolgendo il territorio cadorino.

Fin dalle prime battute, i relatori della LIPU hanno delineato un quadro chiaro: la pressione antropica sulle aree naturali del Cadore è in aumento. Disturbo della fauna, riduzione degli habitat, alterazioni dei corsi d’acqua e impoverimento della biodiversità sono fenomeni ormai evidenti. I volontari hanno presentato dati e testimonianze raccolte negli ultimi anni, evidenziando come anche piccoli interventi o comportamenti quotidiani possano contribuire a un deterioramento complessivo degli ecosistemi.

Il Comune di Pieve di Cadore ha illustrato le iniziative già avviate per contrastare questa tendenza: monitoraggi ambientali, progetti educativi nelle scuole, collaborazioni con associazioni locali e interventi di recupero in aree sensibili. È stato sottolineato come la tutela del territorio richieda un impegno condiviso, nel quale istituzioni e cittadini devono operare in sinergia.

Durante l’incontro sono emerse diverse proposte: maggiore attenzione alle zone di nidificazione, valorizzazione delle sorgenti e delle fontane storiche, percorsi di sensibilizzazione rivolti ai giovani, coinvolgimento delle frazioni del comune – tra cui Tai, Nebbiù e Sottocastello – in attività di monitoraggio e cura del paesaggio.

La serata si è conclusa con un appello alla responsabilità collettiva. La natura del Cadore, ricca ma fragile, necessita di una comunità vigile e consapevole. L’incontro del 18 settembre ha rappresentato un momento di confronto importante, destinato a proseguire con nuove iniziative e collaborazioni. 

 Quali sarebbero i pericoli per la gestione dell’ambiente? Di quello montano in particolare, secondo l’opinione di molti intervenuti? 

  • Innanzitutto l’estensione dei periodi di caccia perché la legge allungherebbe la stagione venatoria, aumentando la pressione sulla fauna selvatica, che in montagna è particolarmente soggetta alla temperatura e  all’esistenza del cibo.
  • Altro fattore la riduzione delle aree protette perché  la nuova legge prevede una diminuzione delle zone dove  la caccia è vietata, con conseguenze dirette sugli habitat più delicati e una stagionalità non più legata alla neve e all’inverno. Altro problema il permesso di caccia nei terreni forestali. — La LIPU denuncia il rischio di apertura dell’attività venatoria nei boschi demaniali, oggi tutelati, con impatti su biodiversità e sicurezza. Altro problema  la regolamentazione dei richiami vivi — Il provvedimento rilancerebbe l’uso dei richiami vivi come avveniva all’epoca dei Roccoli. Ci sono anche dei pericoli  per gli uccelli migratori  in transito su le Dolomiti. Gli uccelli migratori non conoscono confini e un allentamento delle tutele in Italia avrebbe effetti su specie protette a livello internazionale, favorendo un possibile “turismo venatorio” incontrollato come avviene in Austria e Solvenia.  L’associazione teme un aumento dell’ingresso di cacciatori stranieri, e la penalizzazione dei cacciatori locali. Infine rischi per la sicurezza pubblica e l’economia locale. Infine i’assenza di fondamento scientifico — Secondo la le associazioni naturalistiche la proposta di legge non è supportata da evidenze scientifiche e potrebbe esporre l’Italia a sanzioni UE. VITTORE DORO