24 SETTEMBRE LADINO VENETO
Da qualche mese nell’Alto Veneto si chiede spesso di arrivare al riconoscimento come lingua della <parlata veneta>. E’ almeno dal 1980 che questa richiesta ritorna nelle parti basse della Provincia di Belluno e negli altri territori veneti, compresi quelli Cimbri e Friulani. Una richiesta che è sempre stata sia dal glottologo Giovan Battista Pellegrini e dal dal fondatore dell’Istituto Culturale professor Sergio Sacco, per i quali l’unità d’Italia ha reso superato il concetto del dialetto, favorendo la nascita della legge su le minoranze linguistiche, arrivando alla legge approvata allafine del secolo scorso: la 482 del 15 dicembre 1999.
Il ladino e il veneto sono due importanti realtà linguistiche del Nord Italia, ma hanno un diverso riconoscimento giuridico e culturale. Spesso ci si chiede perchè il ladino venga considerato una lingua mentre il veneto sia generalmente classificato come dialetto o lingua regionale. “Il ladino” spiega don Sergio Sacco “ appartiene al gruppo delle lingue retoromanze, insieme al romancio della Svizzera e al friulano. Le sue origini risalgono al latino parlato nelle Alpi durante l’epoca romana. Nel corso dei secoli ha mantenuto caratteristiche proprie che lo distinguono nettamente sia dall’italiano sia dalle altre lingue vicine. Il ladino è parlato soprattutto nelle vallate dolomitiche del Trentino-Alto Adige e del Veneto. Grazie alla sua storia e alle sue peculiarità linguistiche, è¨ stato riconosciuto dallo Stato italiano come minoranza linguistica storica. Questo riconoscimento è sancito dalla Legge 482 del 1999, che tutela le minoranze linguistiche presenti in Italia.
Il veneto, invece, deriva anch’esso dal latino volgare ma si è evoluto in modo diverso è parlato in gran parte del Veneto e in alcune zone limitrofe. Possiede una propria grammatica, un lessico ricco e una importante tradizione letteraria che comprende autori come Carlo Goldoni”.
Dal punto di vista linguistico molti studiosi sostengono che il veneto abbia caratteristiche tali da poter essere considerato una vera lingua. Tuttavia non gode dello stesso riconoscimento ufficiale del ladino a livello nazionale.
La differenza principale non riguarda quindi soltanto la struttura linguistica, ma soprattutto il riconoscimento istituzionale. Il ladino è tutelato come lingua minoritaria storica, mentre il veneto è generalmente definito lingua regionale o dialetto, a seconda delle interpretazioni. Un altro elemento importante ”spiega Ida Zandegiacomo” è il numero dei parlanti. Il ladino è utilizzato da una comunità più piccola e geograficamente concentrata. Per questo stato ritenuto più vulnerabile e bisognoso di protezione.
Il veneto, invece, è parlato da milioni di persone e continua a essere utilizzato nella vita quotidiana. Questa maggiore diffusione ha fatto si che per lungo tempo non fosse considerato una lingua a rischio di scomparsa.
Anche l’insegnamento scolastico rappresenta una differenza significativa. Nelle aree ladine esistono scuole e istituzioni dedicate alla conservazione della lingua. Inoltre sono presenti mezzi di comunicazione e pubblicazioni in ladino.
Per il veneto esistono iniziative culturali e progetti di valorizzazione, ma non vi è una tutela nazionale equivalente a quella garantita al ladino. In conclusione, il ladino è riconosciuto come lingua soprattutto perchè fa parte di una minoranza linguistica storica protetta dalla legge italiana. Il veneto, pur possedendo molte caratteristiche proprie di una lingua, non ha ottenuto lo stesso livello di riconoscimento istituzionale. La distinzione tra lingua e dialetto dipende quindi non solo da fattori linguistici, ma anche da ragioni storiche, culturali e politiche. VITTORE DORO


