Al Museo Bailo l’ultima delle sette tappe del tour di «Le forze invisibili», il primo libro dello scienziato originario di Quinto. Dalla sismicità indotta alla geotermia, un viaggio nel sottosuolo e nelle sfide della transizione energetica
Innescare terremoti a 1.500 metri sotto le Alpi svizzere, per comprendere i meccanismi che li generano e imparare a gestirne i rischi. È una delle frontiere della ricerca scientifica alla quale lavora Luca Dal Zilio, geofisico originario di Quinto di Treviso, protagonista venerdì sera al Museo Luigi Bailo dell’incontro conclusivo del tour di presentazioni del suo primo libro, «Le forze invisibili. Il sottosuolo tra energia, rischi e futuro», pubblicato da Mondadori. Sette tappe tra Trevigiano e Veneziano, accompagnate anche da una partecipazione alla trasmissione Kilimangiaro di Rai 3, che hanno permesso allo scienziato, impegnato da quasi dieci anni nella ricerca all’estero, di presentare il proprio lavoro al pubblico del territorio d’origine.
Tra le esperienze raccontate durante la serata, il coinvolgimento nel progetto internazionale FEAR, condotto nel laboratorio sotterraneo di Bedretto, nel Canton Ticino, dove un gruppo di ricercatori studia il comportamento delle faglie attraverso iniezioni controllate di acqua. Gli esperimenti permettono di generare piccoli eventi sismici e raccogliere informazioni sui processi che avvengono nelle profondità della crosta terrestre. «Sto partecipando a quello che considero uno dei progetti più importanti al mondo per lo studio dei terremoti – ha spiegato Dal Zilio –. In questo laboratorio possiamo provocare eventi sismici controllati, osservare direttamente come si comportano le faglie e raccogliere una quantità enorme di dati. È una frontiera fondamentale per comprendere fenomeni che ancora oggi non siamo in grado di prevedere con precisione».
Proprio la sismicità indotta rappresenta uno dei temi centrali del libro. L’attività umana, attraverso trivellazioni e immissioni di fluidi nel sottosuolo, può infatti modificare le pressioni e alterare gli equilibri delle faglie. Una questione che interessa anche il territorio trevigiano, dove nell’area di Collalto è presente un impianto di stoccaggio sotterraneo del metano. Dal Zilio ha affrontato inoltre le prospettive della geotermia, lo stoccaggio dell’anidride carbonica e la gestione delle scorie nucleari. «Quando mettiamo le mani nel nostro sottosuolo, poi è difficile tornare indietro – ha osservato –. Siamo abituati a pensare alla transizione energetica guardando alla superficie, ma ciò che avviene sotto i nostri piedi avrà un ruolo cruciale. Per questo è indispensabile conoscere i rischi delle tecnologie che intendiamo utilizzare».
L’incontro, sostenuto da CentroMarca Banca, ha rappresentato anche l’occasione per ripercorrere la storia personale del ricercatore, cresciuto a Quinto e formatosi all’Università di Padova. «È una serata che considero speciale, al termine di due settimane che mi sono veramente goduto – ha raccontato Dal Zilio –. Vivo all’estero da quasi dieci anni e oggi tornare a Treviso è quasi come fare un’esperienza turistica. Questa è stata la prima vera città che ho conosciuto, prima di partire per inseguire la mia passione per le scienze della Terra».
Numerosa la partecipazione istituzionale, con la presenza del presidente di CentroMarca Banca Tiziano Cenedese, del presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno Francesco De Bettin, del vicesindaco di Treviso Alessandro Manera, del sindaco di Quinto Ivano Durigon, del presidente dell’Associazione Internazionale Trevisani nel Mondo Franco Conte e dell’assessore comunale Vettoretti, oltre a diversi rappresentanti delle amministrazioni della provincia.
«Conoscere Luca Dal Zilio e approfondire il suo percorso mi ha permesso di apprezzare il valore della sua ricerca e i riconoscimenti ottenuti a livello internazionale – ha dichiarato Tiziano Cenedese, Presidente di CentroMarca Banca –. Per CMB, sostenere i giovani significa riconoscerne il talento e accompagnarne le opportunità di crescita. Le esperienze all’estero arricchiscono il patrimonio di conoscenze e competenze e acquistano ulteriore valore quando diventano occasione di condivisione con la comunità di origine. Questa serata ha unito cultura, scienza e giovani, offrendo un’opportunità di incontro e di approfondimento che siamo lieti di aver sostenuto».

