Restauro del SANTUARIO DEL CRISTO Pieve di Cadore

16 giugno 2026
PIEVE DI CADORE.
Con un nuovo orario, iniziato in occasione della ricorrenza della festività di Santa Maria Nascente Santa Patrona, della parrocchia di Pieve di Cadore monsignor Diego Soravia rilancia la devozione religiosa anche per il santuario del Cristo, noto per i miracoli collegati all’antico Crocifisso, che da qualche tempo era quasi dimenticato dai molti fedeli devoti, provenienti dal Triveneto, dall’Austria e dalla Slovenia. “In questo periodo”, spiega l’Arcidiacono monsignor Diego Soravia, “dopo la partenza dei Carmelitani Scalzi e la chiusura del convento adiacente, a causa della mancanza di addetti, il Santuario è aperto solo in casi eccezionali, su richiesta e tutti i sabati dalle ore 8. In queste ore viene celebrata la Santa Messa e l’Adorazione del Santissimo Sacramento e la chiesa rimane aperta fino alle ore 11. E’ un orario che sarà valido anche per i mesi invernali e il prossimo anno. In questo tempo è presente un sacerdote per le Confessioni”. Perchè il Santuario è tanto importante? “Narra la tradizione che nella primavera del 1540 alcuni contadini lavoravano i campi di Valcalda. Mentre facevano i lavori di aratura con l’aiuto dei buoi , ecco le bestie fermarsi , nè alcun mezzo riesce a farle proseguire, anzi le bestie si piegano a terra tanto da lasciar pensosi i contadini la cui attenzione viene attirata da una cassa che spuntando dal terreno ingombra il passaggio dell’aratro. Aperta con curiosità la cassa, trovano l’immagine del Crocifisso -come racconta l’affresco sul frontale del Santuario- che ora viene onorato al centro della Chiesa. Con grande venerazione l’immmagine viene portata nella preesistente cappella di S.Antonio. Da quel giorno comincia per questo Santuario la storia che lo fa diventare “il Santuario più frequentato e attivo del Cadore”. Ma com’è arrivata quella cassa in Valcalda? Poiché l’immagine di Cristo, in legno, è stata datata tra il IX e il XII secolo, l’unica spiegazione plausibile è che sia stata sepolta da alcuni fedeli per paura di una sua profanazione, durante le invasioni dei popoli nordici; e che la memoria della sepoltura sia svanita nei secoli, tornando alla luce solo casualmente nel 1540.  Il Santuario risale a circa sette secoli fa, quando sisteva una cappellina anteriore del Santuario attuale dedicata a S.Antonio Abate, venerato dai valligiani contro la peste. La modesta cappella ebbe particolare considerazione e divenne centro di preghiera solo quando secondo la tradizione nella primavera del 1540 accolse il Crocifisso ritrovato. Da dove è arrivato il Crocifisso? Forse il Cristo risale ad epoche remote quando i valligiani dovevano fuggire all’avvicinarsi di invasioni barbariche, nascondendo prima le cose più preziose nella fiducia di riprenderle al ritorno. O forse l’immagine-concordemente di antica e pregevole lavorazione- venne portata sul posto quale testimonianza di fede intorno al 1500. Il santuario nel -succedersi delle vicissitudini – è sempre stato di particolare centro di riferimento religioso del Cadore,del Comelico e dell’ Ampezzo come confermano i numerosi exvoto e le tradizioni locali. Aveva solenni liturgie nei venerdì. Oggi, il Cristo di Valcalda, uno dei simboli più preziosi della devozione cadorina, è protagonista di un importante intervento di restauro e di indagine scientifica. Il crocifisso ligneo – uno tra i più antichi del territorio-. L’intervento mira non solo al recupero conservativo dell’opera, ma anche alla sua datazione scientifica, in un percorso di ricerca che punta finalmente a fare luce sull’epoca di realizzazione di questo straordinario crocifisso. Le ricerche, che stanno già rivelando dettagli affascinanti sulla tecnica costruttiva, sono rese possibili grazie a un team di esperti: gli archeologi di Arc-Team e gli specialisti del CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche IBE: (in foto il Dottor Mauro Bernabei durante le analisi dei campioni). Prossimamente, sveleremo i risultati di questa straordinaria ricerca tra arte, storia e scienza. Il progetto – finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma Interreg VI-A Italia – Austria 2021-2027 CLLD Dolomiti Live – “Per una valorizzazione dei beni religiosi materiali e immateriali dell’area Dolomiti Live” – vede la Magnifica Comunità di Cadore come leader partner, assieme a Bildungshaus Osttirol e Uniun Ladins Val Badia ODV. Con il supporto di Gal Alto Bellunese, la Regione del Veneto, il Consorzio Comuni Bim Piave Belluno, con la collaborazione della Parrocchia di Santa Maria Nascente di Pieve di Cadore e la Soprintendenza ABAP per le province di Padova, Treviso e Belluno.
VITTORE DORO